"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

martedì 27 dicembre 2016

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso





GIANLUCA CONTE



Lo sento borbottare, eccolo è lì ad aspettarmi, Gianluca Conte. In compagnia di un buon caffè, a Copertino, paese della provincia di Lecce, mi parla dell’ultimo scritto di poesia “Universo minimo”, pubblicato con “Alimede”, un nuovo progetto culturale ideato dalla fervida mente di Gianluca e di chi con lui vorrà condividerlo.

Filosofo, poeta. Gianluca Conte, originario di Galugnano, un altro dei paesi della vasta provincia leccese, vive a Trepuzzi con la famiglia. Opera nel Salento da vent’anni, oramai. Semplice ma complicato, puntiglioso, amante del profondo. Odia il superficiale e, infatti, lo si percepisce ogniqualvolta si parli del Sud, del Salento, della realtà culturale. Soffre per le divisioni, vorrebbe anche lui, come il buon Antonio Verri (poeta di Caprarica di Lecce), che tutti i poeti, gli scrittori, gli operatori culturali, gli editori siano uniti per creare dei grandi progetti e fare rete, come sento dire da un po’ di tempo, e già, sorrido alla parola “rete”, alle volte, “caro Gianluca, si può rimanerne impigliati”. Si arrabbia. Ma, immediatamente, si acquieta l’anima inquieta, al cospetto di un sorriso e a battute edulcorate. 


Si dimena, si destreggia, gesticola animosamente e fa comprendere quanto la sua persona sia genuina e autentica.      


Gianluca è impegnato con i blog “Linea Carsica” e “Cammini filosofici” per diffondere il sapere, i libri, l’amore per la lettura. Ha pubblicato una decina di opere tra saggi e poesia, nel 2008, “Insidie” per la casa editrice “Il Filo Editore”. Da alcuni anni lavora a “Madri a Est” e “Il segno di Caino”, studi sulla situazione postbellica in Croazia e in diverse aree balcaniche, nati dai soggiorni e dagli incontri dell’autore in quelle terre.

Tante idee e voglia di fare. L’acutezza di Conte, inoltre, si intravede nei versi della silloge “Universo minimo”, nella quale si legge: «Sono i nudi corpi a porre le domande / e io pongo insieme a loro la questione dell’oblio / tracciata in mille aghi e mille crune / frutto di corta memoria e mitico rimorso» (p. 31). E ancora: «Nelle calci sfolgoranti del meriggio / si addensano punte di diamante, / dopo il latrare delle lotte / i cani dormono all’ombra delle salme, / e non c’è punto della notte / che non urli il tuo nome» (p. 43).

Credo che di Gianluca Conte si sentirà parlare, non è e non sarà un nome come tanti, e non dormirà mansueto “all’ombra delle salme”. Sarà, pertanto, un guerriero del pensiero, sfoggiando dal fodero parole acuminate, colpirà con fermezza l’effimero e il banale per costruire un futuro di poesia e di filosofia, avvantaggiando le generazioni a venire.

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