"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

giovedì 13 ottobre 2016

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso

MARCELLO BUTTAZZO


Come nuvole si adagiano leggere sulle nostre teste, così la presenza di Marcello Buttazzo. Poeta dell’anima, delle parole che invadono evadendo la bellezza. Poeta e uomo, uomo e poeta con il quale ho avuto modo di accostarmi una sera in seguito ad un incontro al Fondo Verri di Lecce.

Alto, magro, un gigante buono; così mi appare Marcello. Dolce e riservato, premuroso. Si accosta all’altro sempre desideroso di conoscenza e pronto a stringere la mano, in segno di amicizia. Schivo nel parlare delle sue poesie che, in sincerità, non hanno bisogno di alcuna presentazione, si leggono e vibrano intense in un’intima esistenza reale, per nulla immaginifica.

L’essenza è nel suo nome, deriva dal latino e significa “piccolo martello”, e infatti batte con le parole e affonda sino a raggiungere lo spirito, l’essenza, la verità.

Vive a Lequile, un paesino della Valle della Cupa, a pochi chilometri da Lecce. 

Marcello non ama l’eccessivo, i fronzoli, il di più. È essenziale. Ama la poesia e la serve come umile artigiano del verso, proprio come Saturnino Primavera, poeta e falegname stimato dallo stesso. Si diverte a fantasticare con le parole, Marcello, a disegnare albe e tramonti, a odorar fiori e a regalarli a donne bellissime. Gli bastano un sorriso ed il calore umano, il resto è inefficace alla sua vista.

Ad ogni presentazione che ha luogo al Fondo Verri, lui c’è, dove c’è poesia, persone buone e belle, c’è. E giustappunto, ama la bellezza e la bontà. Esprime l’amore con i versi, la natura, il visto, ma non il già detto, la magia del sentire. Numerose le sue pubblicazioni, tra le quali  “E l’alba”, “E ancora vieni dal mare”, edite da Manni.

Poetare è naturale, forse ancor di più che vivere, va al di là del quotidiano agire, raggiunge i meandri del sole, ed è calore sprigionato dalla sua poesia abbagliante. Il clamore, le luci della ribalta non appartengono al caro Marcello, a lui è sufficiente la luce della poesia che vive, gli riempiono il cuore la compagnia di amici e le persone care. 
Vorrebbe la quiete, la serenità, comprendersi; mentre poi è consapevole che nulla di tutto questo sarà mai possibile per un poeta che segue i moti dell’anima, l’amore, la passione. E allora, si siede e ascolta, si ascolta e scrive, scrive, e ancora scrive. È come una fede, la poesia, alla quale ripone estrema fiducia.

E su di lui leggo: «Caro Buttazzo, la Sua poesia è molto inventiva e vigorosa, alternando riflessione a visione, esperienza di vita e sentenza e giudizio. È singolare e suasiva l'aspra armonia del verso che si innalza nell'estrema tensione di immagini e figure. Insomma, è un' esemplare lezione di verità», così scrive Giorgio Barberi Squarotti. 
E dunque, dinanzi a tale verità, ogni menzogna sarebbe come uno scarabocchio su un foglio bianco, insignificante.
    

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