"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

mercoledì 3 agosto 2016

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso

MAURO MARINO



Il guru della cultura nel territorio salentino, mi piace definirlo così Mauro Marino. Un pozzo senza fondo di sapere letterario, teatrale, poetico, musicale. Accoglie quotidianamente nel suo “Fondo Verri”, luogo dell’anima, situato nella barocca via Libertini di Lecce - via S. Maria del Paradiso - numerosissime performances, ospiti salentini e internazionali; insomma, un incubatore, gestito da un vero e proprio operatore culturale.

Sempre in prima linea Mauro, seppur in apparenza è timido, discreto, silenzioso. Ti osserva, ti scruta, ti sorride con accurata raffinatezza.

Conosciuto nel 2010, l’anno in cui mi sono affacciata in questo luogo della cultura leccese, e grazie a lui ho conosciuto e amato il poeta di Caprarica di Lecce, Antonio Verri, suo amico, e poi sono stata affascinata dal modo di trattare di cultura. Così, ho intessuto un rapporto di amicizia con Mauro e con tutti coloro che hanno frequentato e frequentano, tuttora, il Fondo Verri: crocevia di culture.


Mauro Marino, allievo e collaboratore del poeta Danilo Dolci, ha scritto milioni di libri, di articoli, di saggi, ha diretto “Il Paese Nuovo”, oggi ideatore della rivista on line “Spagine”, oltre a vari blog dedicati alla poesia salentina. È amante dell’arte in generale, nello specifico è legato alle figure di poeti della nostra terra. Ha militato nella poesia con convinzione, coscienza e conoscenza. Fra tutti, da ricordare, la recente pubblicazione edita da “spagine. Fondo Verri”, per l’appunto, “Journal”, di Antonio Leonardo Verri, curata anche da Maurizio Nocera.


Non incline al pettegolezzo, alle indiscrezioni, né mai alla contraddizione. È un comunitarista più che un comunista culturale, nel senso nobile e primario del termine, aggrega e mai divide, qualsiasi incarico o ruolo ricopra quando è invitato in eventi culturali lui è lì, tra l’inquieto, l’imbarazzato e il “me ne futtu”, nella semplicità e nella sicurezza di esserci, essere, esistere.

Mauro Marino esiste, sì, la vita l’ha vissuta abbastanza, in modo intenso. Si occupa, nel “Sert”, di Lecce, di aiutare giovani in difficoltà: tossicodipendenti, ex carcerati. E Mauro c’è, quando si tratta di ultimi, di personalità fragili. È presente con la sua nobiltà d’animo.

Ecco, dunque, desidero salutare in tal modo il caro Mauro, con le sue stesse parole: «Agire, fare! La poesia e i poeti servono a scrivere la vita: la via possibile. A scovare tracce, servono!
 
A segnare lo spazio, a recuperarlo dall’oblio e dalla nostalgia. Dalle malìe di quanti dimenticano le parole, scordano la melodia e fanno finta di non sapere… chiudono gli occhi per non sentirsi responsabili. È cruda la poesia quando insegue, scrive la vita, il reale, il quotidiano e ciò che lo trascende. È urlo, la poesia. Urto, scontro… Così è, così è da sperare sempre sia la poesia… e il poeta: un coraggioso capace di guardare la polvere nascosta sotto il tappeto della consuetudine. Guardala per decifrarne i resti, l’origine, il primo canto dove dorme la speranza di un risveglio. Per salvare le parole dalla loro esistenza momentanea, transitoria e condurle verso ciò che è durevole. Per trovare il peso della voce, il canto, l’atto che comunica, va all’altro. Trovare un palco, un’alzata, un gradino, un niente e declamare, spiegare il verso al vento che lo porti a chi non sente. A chi si ostina muto a credere e a non credere nella terra di mezzo del senso, dell’ascolto, dell’accogliere. Del dubbio. Di questo abbiamo bisogno, di farci “capaci”, pagina bianca… solo quella può contenere un futuro possibile, solo quella un’altra voce! Un altro noi…».


Ecco, a voi, Mauro Marino!
                  

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