"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

mercoledì 27 luglio 2016

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso


ENRICO ROMANO 




Gosh! È la prima esclamazione che Enrico Romano direbbe in italiano, ovviamente, lingua che ama e predilige ad ogni costo, senza se e senza ma.  


Accidenti!!! Eh sì, perché l’amico Enrico non sopporta proprio l’errore, la pronuncia sbagliata, il disordine, il mancato senso del gusto e del decoro. E quando vede nella sua amata Lecce che qualcosa non va, qualcuno non rispetta i suoi canoni, accidenti, è imprendibile, va su tutte le furie…


Ma Enrico, è anche una persona amabile, sensibile, attento alla cultura, amante della poesia. È stata la poesia infatti a farci incontrare, elemento imponderabile di giuntura, di un legame che non si è più rotto. Conosciuto in occasione dell’ambìto “Premio Vittorio Bodini”, nel 2010, diventato nel 2011 “Premio Vitruvio” del quale si fregia di essere il Presidente dell’Associazione Culturale Premio Vitruvio, è un leccese DOC, leader indiscusso della promozione della poesia nel territorio salentino.


La sua è un’identità multiforme: spigoloso, pignolo, socievole, dolce, gentile, generoso, loquace, coriaceo. Per vivere ha svolto la professione di architetto; ora, in pensione si dedica alla diffusione della poesia e della cultura. La sua prima pubblicazione poetica nel 2001, “Un nuovo giorno” (Manni), nel 2013 “Schegge d’anima” (Milella), per la quale scrivo: «Silloge costituita da più parti dedicate al mare, alla notte, alla vita, all'amore, sino a contemplare ironiche e sarcastiche immagini di una realtà vissuta, a volte in apparenza, “così come gli altri dettano”, altre volte intensamente, in solitudine». E infatti, Enrico è dotato di forte ironia, brioso, ricco di verve.


Enrico Romano utilizza elementi naturali, trova ristoro nella magnificenza della natura, posa i versi leggiadri in un'intensità “tinta del quotidiano”. Si adagia sul verso con la maturità di un uomo che ha vissuto, vive e crede alla forza dirompente della poesia. Sino poi a giungere alla silloge “All’ombra dell’asindeto. Madrigali, tossine, altre storie” (Di Felice Edizioni), nella quale Enrico è se stesso, parla e si svela ed è l’amore.


Enrico Romano ama e quando avviene è magia.

(PER INFO: https://www.facebook.com/enrico.romano.3154)
 

Nessun commento:

Posta un commento