"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

giovedì 11 settembre 2014

Radical chic, di Tom Wolfe



 La copertina del libro edito da Castelvecchi, 2014



Radical chic è lo spassoso e tagliente articolo in cui Tom Wolfe descrive il curioso fenomeno sociale, sorto alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, del corteggiamento da parte dell’élite newyorkese di ogni possibile rivoluzionario radicale, dagli antimilitaristi agli hippy psichedelici. L’occasione che ispirò a Wolfe la celebre definizione «radical chic» fu il ricevimento organizzato a Manhattan il 14 gennaio 1970 da Felicia Bernstein, moglie del compositore e direttore d’orchestra Leonard, per sostenere la causa del gruppo rivoluzionario marxista-leninista delle Pantere Nere. La serata si svolse nell’attico di tredici stanze che i Bernstein possedevano a Park Avenue, e Wolfe ne scrisse un ampio e caustico resoconto intitolato These Radical Chic Evenings, pubblicato nel mese di giugno sul «New York Magazine». Confluito in un secondo momento nel libro Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, il testo è una satira irresistibile della buona coscienza progressista, che oggi come allora non resiste alla tentazione di unire benessere materiale e retorica rivoluzionaria.

Tom Wolfe: saggista, scrittore, giornalista e critico d’arte statunitense, considerato il padre del New Journalism, Wolfe è l’inventore di alcuni neologismi entrati a far parte del lessico inglese e internazionale (Radical chic, Statusphere, The right stuff, il Decennio dell’Io). Nel 2006 è stato insignito del Jefferson Lecture in the Humanities, il più alto riconoscimento del Governo federale degli Stati Uniti per particolari traguardi raggiunti nelle discipline umanistiche. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo Maledetti architetti (1982), Il falò delle vanità (1988), Io sono Charlotte Simmons (2005). Per Castelvecchi sono usciti La baby areodinamica kolor karamella e Il decennio dell’Io.


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