"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

martedì 19 agosto 2014

I rimedi dell'amore, di Ovidio

La copertina del libro edita da UTET, 2014


«Io ho amato in continuazione e, se mi chiedi che cosa faccio ancora oggi, ardo d’amore.» Difficile immaginare una dichiarazione di intenti, esistenziali e poetici, più affascinante di questi pochi versi posti da Publio Ovidio Nasone (Sulmona, 43 a.C. – Tomi, 18 d.C.) all’inizio dei suoi Remedia amoris poemetto in distici elegiaci pensato come contraltare e antidoto agli insegnamenti proposti nell’Ars amatoria, il suo celeberrimo manuale d’amore. Una dichiarazione splendida, e un autoritratto estremamente adeguato, per un poeta come Ovidio che all’amore dedicò gran parte della sua produzione. Se con l’Ars amatoria, l’opera che nell’8 d.C. costò a Ovidio l’esilio in una piccola e inospitale località sul mar Nero (per decreto dell’imperatore Augusto che non ne apprezzò i contenuti licenziosi), il poeta aveva insegnato, per l’appunto, l’arte di amare, con i Remedia vuole offrire una medicina efficace per chi abbia subito gli effetti collaterali della sua stessa lezione d’amore. I rimedi sono di ogni genere e senza tempo: Ovidio maestro d’amore – e di disamore – consiglia lunghi viaggi, svaghi e distrazioni (comprese le altre donne: il poeta caldamente esorta ad amarne sempre due per volta, almeno), i soggiorni rinvigorenti in campagna ma anche il super-lavoro (perché Venere è amante dell’ozio), fino ad arrivare alla classica lista dei difetti dell’amata crudele, al vino lenitivo (ma solo in quantità smodate, per evitare rischiose malinconie) e a molti altri trucchi per guarire dalle ferite d’amore. Infine, il consiglio più importante di tutti: non prestare mai fede ad artisti e poeti… Neppure allo stesso Ovidio, tantomeno all’arguto e poetico autore della Scelta di massime consolanti sull’amore in appendice raccolta: Charles Baudelaire.


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